VIDEOINTERVISTE


Dott. Ovidio Brignoli

Vicepresidente SIMG, Medico di Medicina Generale, Brescia

Il medico di famiglia è il primo presidio sul territorio, quale è il suo ruolo nel trattamento e nella cura della depressione?

Nei suoi anni di attività, ha visto un aumento dei fenomeni di ansia e depressione?​

Qual è o dovrebbe essere la relazione tra medico di medicina generale e lo psichiatra nel trattamento della depressione?

Quando è importante che il medico di medicina generale, consigli a un paziente la visita da uno specialista?

Quali sono gli strumenti di cui i MMG avrebbero bisogno per meglio svolgere questa funzione?​

 

 

Prof. Giovanni Martinotti

Professore Associato di Psichiatria, Dipartimento di Neuroscienze, Imaging, Scienze Cliniche, Università G. D'Annunzio

Una persona che soffre di depressione ha maggiore predisposizione all’uso di sostanze? E viceversa, una persona che usa sostanze ha maggiori probabilità di sviluppare forme depressive?

A suo parere quali sono state le principali conseguenze in termini psichici di questa attuale pandemia?

Nel suo ruolo di operatore dell’ambito psichico, che tipo di reazioni sta vedendo durante questa pandemia nella popolazione con una precedente patologia psichiatrica, ad esempio in persone già diagnosticate con depressione maggiore? E in quelle non precedentemente diagnosticate?

La depressione è un fattore eterogeneo, quali sono i quadri clinici più frequenti di una persona con depressione? Ed in particolare esistono dei quadri clinici più predisposti al miglioramento e altri quadri che sono collegati a una minor chance di risoluzione della patologia depressiva?

Quali sono le caratteristiche cliniche che dovrebbero far aumentare il livello di attenzione da parte del personale curante e quali sono gli elementi clinici che rendono un quadro depressivo un'emergenza psichiatrica?

 

 

Prof. Maurizio Pompili

Professore Ordinario di Psichiatria, Facoltà di Medicina e Psicologia, Az. Ospedaliero-Universitaria Sant'Andrea, Sapienza Università di Roma

Cosa si intende/da cosa è caratterizzata l'ideazione suicidaria nel paziente depresso?

Esistono dei campanelli d'allarme, che possono essere d'aiuto sia al clinico che ai familiari dei pazienti, ad identificare il rischio concreto di suicidio?

Quale è l'approccio terapeutico più corretto in un paziente con depressione maggiore e contestuale ideazione suicidaria?

Quanto incide la rapidità d'azione nel trattamento di un paziente con depressione maggiore che ha espresso volontà suicidarie?

Esistono ad oggi dei marcatori biologici che possono aiutare ad identificare un paziente a maggior rischio di suicidio?

Perchè l'ideazione suicidaria attiva viene considerata una "emergenza psichiatrica"?

Quanto conta il ruolo dei familiari o caregivers nel monitoraggio di un paziente che ha tentato il suicidio? È indicato anche per loro un percorso psicoeducativo per la gestione della persona interessata?

 

 

 

Prof. Giuseppe Maina

Professore Ordinario di Psichiatria, Dipartimento di Neuroscienze dell'Università degli Studi di Torino, Polo San Luigi Gonzaga

In assenza di specifiche linee guida italiane, qual è l'approccio terapeutico più corretto per un paziente che soffre di depressione maggiore non responsiva ai trattamenti?

In che misura fattori genetici o eventi traumatici e negativi nella vita di un individuo possono condizionare il rischio di un episodio depressivo?

Quali sono i principali strumenti utilizzati per l'inquadramento e la valutazione di un paziente affetto da depressione maggiore?

Esistono differenti indicazioni nel trattamento delle diverse forme di depressione, in base a gravità e tipologia?

Dopo quanto tempo, in caso di mancata risposta da parte del paziente, è ragionevole valutare un cambio di trattamento antidepressivo?

Ad oggi, qual è la definizione più adeguata per descrivere la depressione resistente al trattamento?

Quali sono i principali vantaggi e svantaggi di un approccio terapeutico mediante strategie di "augmentation" nel paziente con depressione maggiore? Per chi è maggiormente indicata questa scelta?

 

 

 

Prof. Andrea Fagiolini

Professore ordinario di Psichiatria Dipartimento di Medicina Molecolare e dello Sviluppo, Università di Siena

Esiste un trattamento standard nella gestione della depressione maggiore?

Che impatto hanno sul paziente una diagnosi e un adeguato trattamento precoci nella malattia depressiva?

Quali sono le più frequenti comorbidità psichiatriche e organiche che possiamo trovare associate alla depressione?

Dopo quanto tempo è possibile iniziare a valutare l'efficacia di un farmaco antidepressivo?

Quando possiamo parlare di "remissione" in un paziente depresso?

La depressione maggiore è una patologia episodica recidivante. Quali sono i fattori di rischio che possono peggiorarne il decorso?

Quali sono i principali fattori associati ad una mancata o inadeguata aderenza alla terapia da parte del paziente?

Su cosa si basa la nuova ipotesi eziologica della "neuroplasticità" riguardo la depressione maggiore?

 

 

Prof. Andrea Fiorillo

Professore ordinario di Psichiatria Università della Campania Luigi Vanvitelli, Napoli

La letteratura ha dimostrato in molti studi l'efficacia della psicoterapia nel trattamento della depressione. Quali sono gli indirizzi o scuole di pensiero che si sono rivelate più efficaci nel breve e lungo termine?

La psicoterapia può davvero determinare delle modifiche a livello neuronale e sinaptico, in maniera sovrapponibile all'azione dei farmaci antidepressivi?

Intraprendere un percorso psicoterapico all'inizio della diagnosi di depressione può contribuire a migliorare il decorso della patologia?

Che ruolo rivestono figure professionali sanitarie, come ad esempio infermieri e tecnici della riabilitazione, nella gestione del paziente con depressione maggiore?

Quale ruolo hanno i caregivers nella gestione del proprio congiunto affetto da depressione maggiore?