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Fascicolo sanitario elettronico (FSE): come funziona, chi può accedere, livelli di diffusione e problemi

Sebbene l'attuazione del FSE sia completa in molte Regioni, il suo utilizzo da parte di medici, cittadini e ospedali è ancora a macchia di leopardo.

Oltre alla telemedicina, alle app e alle ricette elettroniche di fondamentale importanza, nell'articolato percorso verso la Sanità Digitale, c'è anche il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE).

Cos'è il FSE

Si tratta di uno strumento che permette di tracciare e consultare tutta la propria storia clinica, con dati e documenti di tipo sanitario e socio-sanitario in formato elettronico, generati sia dal Sistema Sanitario Nazionale sia dai servizi socio-sanitari regionali e condivisibili con i professionisti sanitari per garantire servizi più efficaci ed efficienti.

Come si attiva e quali sono gli obiettivi del FSE

Ad attivare e popolare il Fascicolo sono i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta e sono sempre loro a poterlo consultare così da erogare le prestazioni in modo più appropriato, veloce ed economico.

Istituito sulla base del decreto legge n. 179 del 18 ottobre 2012, il FSE si pone diversi obiettivi.

  1. Agevolare l'assistenza al paziente
  2. Facilitare l'integrazione delle diverse competenze professionali
  3. Fornire una base di informazioni che sia omogenea e ordinata.
  4. Migliorare la qualità dei servizi che riguardano prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione
  5. Incentivare lo studio e la ricerca scientifica in campo medico, biomedico ed epidemiologico
  6. Favorire la programmazione sanitaria, la verifica delle qualità delle cure e la valutazione dell'assistenza sanitaria.

Diffusione del FSE

Come riportato dal sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale, il FSE è presente in tutte le Regioni italiane, dove sono attivi circa 58 milioni di fascicoli per un totale di circa 390 milioni di referti digitalizzati. E se i dati del monitoraggio dello stato di avanzamento della sua adozione ci dicono che in molte Regioni (Abruzzo, Calabria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Valle d'Aosta) si è raggiunto il 100% dei FSE attivati, le cifre sull'utilizzo e la diffusione tra medici, cittadini e ospedali raccontano altro. Il numero di medici che hanno usato il FSE (secondo i dati rilevati nel secondo trimestre del 2022) è più alto in Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Sardegna, Valle d'Aosta, Veneto e Trento, mentre sono pari a zero in Basilicata, Calabria, Campania e Liguria, mente il Molise è al 3% e il Piemonte al 2%.

Le Regioni in cui i medici che hanno alimentato il FSE con il Profilo sanitario sintetico del paziente, invece, sono solamente tre: Valle d'Aosta, Umbria e Sicilia. Invece, per numero di cittadini che hanno utilizzato il FSE almeno una volta in tre mesi sono in testa Emilia Romagna (93%), Calabria (65%) e Lombardia (61%). Per quanto riguarda le Aziende sanitarie, gli operatori abilitati al FSE sono di più in Lombardia, Toscana, Trento e Sardegna, mentre le Aziende che lo alimentano sono più numerose in Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna.

La pandemia del coronavirus ci ha messo di fronte all'importanza dell'informatizzazione del sistema sanitario e ha influito molto anche sull'aumento della conoscenza e dell'utilizzo di questo strumento, con il quale le persone hanno potuto scaricare referti di tamponi, Green Pass e certificati vaccinali. A oggi, secondo le stime dell'Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano, il 55% dei cittadini ha sentito parlare del FSE almeno una volta, rispetto al 38% degli anni precedenti. E il 33% dichiara di averlo utilizzato (rispetto al 12% di prima). Tra i pazienti le percentuali sono ancora più elevate: l'82% lo conosce e il 54% lo utilizza (rispetto al 37% del 2021). Tuttavia, sebbene sia aumentata la consapevolezza, il livello di alimentazione dei documenti nel FSE è ancora molto limitato. Secondo il Ministero dell’Innovazione e Transizione Digitale, infatti, solo Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Piemonte hanno una percentuale di alimentazione del FSE superiore al 50%, mentre Sicilia, Liguria, Campania e Calabria non superano la soglia del 5%.

Problemi del FSE

Se da una parte, quindi, l'attuazione del FSE ha fatto grandi passi in avanti in questi ultimi anni, dall'altra il suo utilizzo sembra andare ancora troppo a rilento. Anche a causa delle difficoltà e problemi incontrati dagli operatori con il fascicolo sanitario e dal diverso uso che ne fanno i differenti attori. “Se per i cittadini il fascicolo è sostanzialmente un archivio in cui consultare buona parte dei loro dati sanitari, se per le amministrazioni sanitarie è uno strumento utile per controllare i flussi degli accertamenti, per i medici di base, nella maggioranza dei casi il fascicolo non serve a niente, così come per i medici di urgenza”, ha dichiarato alla stampa Renzo Le Pera, vicesegretario nazionale della Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg).

Sviluppi futuri del FSE

Ora la Missione 6 – Salute del PNRR prevede il rafforzamento del sistema di raccolta e analisi dei dati necessari alla gestione ottimale del Sistema Sanitario Nazionale grazie anche a una migliore gestione del FSE. I finanziamenti serviranno ad acquisire supporto organizzativo, manageriale, strategico e la formazione a livello regionale e locale per la creazione di un ambiente di dati omogeneo, coerente e portabile in tutto il territorio nazionale e alla realizzazione e implementazione di un Repository centrale interoperabile.