La disinformazione viaggia in rete

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Conoscere le “fake news” per contrastarle

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Che la rete sia un bacino sconfinato di informazioni è ormai lampante, così come è ben noto il problema delle “fake news”, particolarmente pericolose quando trattano argomenti sensibili come la salute. In quest’ultimo anno al centro della ribalta c’è senza dubbio il Covid-19, di cui tutti parlano, spesso senza alcuna base scientifica. E le notizie ingannevoli, come ci ricorda il Ministero della Salute, sono in molti casi ben più virali del virus stesso, al punto che si è reso necessario replicare in modo autorevole a numerose delle “bufale” in circolazione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avviato una campagna globale contro i rischi della disinformazione sul tema del coronavirus dal titolo emblematico “Stop The Spread” (ferma la diffusione). Ognuno di noi può segnalare le fake news individuate durante la navigazione sul web attraverso un apposito form disponibile sul sito dell’OMS al link https://www.who.int/campaigns/connecting-the-world-to-combat-coronavirus/how-to-report-misinformation-online. Come segnalato a più riprese, la disinformazione può peggiorare la pandemia, motivo per cui bisogna conoscere queste false dichiarazioni per contrastarle in modo efficace.


Numerose notizie riportate sui social network parlano di una correlazione tra alimentazione e protezione del sistema immunitario: in particolare, vengono esaltati i benefici dei cibi altamente proteici, quando è evidente che una dieta poco bilanciata e iperproteica può comportare seri rischi per la salute, come ad esempio l’insorgenza di patologie renali e tumori legati all’assunzione eccessiva di carne. Altre dicerie diffuse su internet sostengono che il latte vaccino, le piante aromatiche (origano, basilico, rosmarino e loro olii essenziali), l’aglio, gli agrumi e gli alimenti a base di peperoncino possano mitigare gli effetti del virus, benché non ci sia alcuna evidenza scientifica in proposito. Stesso discorso vale per i cosiddetti “super alimenti”, come ad esempio il miele, che hanno proprietà nutritive e antibatteriche, ma non è assolutamente dimostrato che svolgano un’azione efficace contro il coronavirus. Numerose sono anche le segnalazioni relative agli integratori e, in particolare, all’assunzione di vitamina C e D, che gli esperti ribadiscono non essere verificate.

Tante falsità riguardano anche l’uso delle mascherine: secondo alcuni andrebbero indossate due o tre mascherine una sopra l’altra, ma le indicazioni ministeriali sostengono che non sia sufficiente a limitare la diffusione del virus; la mascherina va sempre associata ad altre misure igieniche e ne va fatto un uso razionale. Di contro, altre teorie sostengono che le mascherine non servano o possano addirittura causare intossicazione da anidride carbonica (alcalosi) o carenza di ossigeno (ipossia): ipotesi entrambe smentite dagli esperti, che insistono nel sottolineare come le mascherine possano sia ridurre il rischio di esposizione al virus sia prevenire la trasmissione del virus da parte di coloro che sono stati infettati.

Altro argomento ampiamente dibattuto è quello della disinfezione: dalla suola delle scarpe alla spesa, dai capelli alla saliva, esistono varie scuole di pensiero non ufficiali e suggerimenti talvolta bizzarri ma in certi casi anche piuttosto pericolosi, come lavare le zampe agli animali domestici con candeggina, mescolare diversi prodotti igienizzanti e sostanze tra loro con il rischio di intossicazione, applicare vaselina nelle narici, respirare aria calda diffusa dall’asciugacapelli… e simili infondatezze. Queste e altre assurde convinzioni molto popolari in rete sono state dettagliatamente smentite sul sito del Ministero della Salute, in una pagina che al momento in cui scriviamo contiene 76 articoli.

uso delle mascherine

Ci sono, inoltre, persone convinte che l’assunzione di massicce quantità di alcol o il vizio del fumo possano preservarli dall’infezione: ennesime bufale smentite sui principali siti di informazione scientifica. Contro queste false notizie e in particolare contro i cosiddetti “negazionisti del virus” ha preso posizione anche la Croce Rossa Italiana che suggerisce, tra l’altro, di segnalare sempre i contenuti potenzialmente erronei sul tema del coronavirus sul già citato sito dell’OMS o direttamente ai siti e canali social in questione.

disinformazione in rete

La Dott.ssa Julii Brainard della University of East Anglia ha studiato la circolazione delle fake news e dei consigli ingannevoli sul tema della salute, evidenziando come sia opportuno controllare la diffusione di queste informazioni, i cui effetti sulla popolazione più sensibile e vulnerabile possono essere devastanti. Brainard ha suggerito alcune strategie per reagire alla cattiva informazione, ad esempio:

  • fornire controinformazione persuasiva, basata su evidenze scientifiche;
  • soffocare la cattiva informazione con informazioni di valore;
  • regolamentare l’informazione con gli strumenti forniti dalla Legge (dalle sanzioni pecuniarie alle conseguenze penali, fino alla censura vera e propria);
  • evidenziare e distinguere in modo chiaro le notizie autorevoli e documentate diffuse dai media;
  • incoraggiare gli individui a diversificare e valutare in modo critico le fonti di notizie;
  • “immunizzare” il pubblico, ovvero educarlo a riconoscere e scartare le notizie false.

La battaglia è ancora in corso, ma ognuno di noi può giocare un ruolo importante nel contrastare la “pandemia” della disinformazione.

FONTI